Io non conosco alcuna parola "Addio"...

...l'ho cancellata dal mio vocabolario.

Che non son di molte parole è abbastanza evidente...
Penso (a torto parrebbe) che le parole non dette siano a volte più dense di significato di tanti discorsi...
Farò parlare altri più vecchi di me...

Ovidio:
“... ma vi è un unico uccello, che si rinnova e da sé si rigenera: gli Assiri lo chiamano FENICE; non di frumento né di erbe, bensì vive di lagrime di incenso e di stille di amomo. Quand'esso ha compiuto cinque secoli di vita, con le unghie e con il puro rostro si costruisce un nido fra i rami di un leccio o nella sommità di una flessibile palma. E non appena qui vi ha cosparso spighe di delicato nardo e trito cinnamomo e fulva mirra, sopra vi si adagia e fra gli aromi conclude il suo tempo. Ma da qui, come si tramanda, dal corpo paterno nuovamente nasce una piccola Fenice, destinata a vivere altrettanti anni” (Metamorfosi)

Dante Alighieri:
«che la fenice more e poi rinasce,
quando al cinquecentesimo appressa
erba né biada in sua vita non pasce,
ma sol d'incenso lacrima e d'amomo,
e nardo e mirra son l'ultime fasce.»
(Divina Commedia, Inferno XXIV, 107-111)

A tratti il video è da bimbominkia... le immagini e la canzone "My immortal" meritano


L'ARABA FENICE
La Fenice è l'uccello Sacro del fuoco e, secondo la tradizione, è originario dell'Arabia anche se gli antichi egizi furono i primi a parlarne come Bennu.
Dopo aver vissuto per un lungo periodo (da 500 fino a 12994 anni, a seconda delle mitologie), quando la Fenice sentiva sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma.
In questo luogo accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido di forma ovale.
In questo nido infine vi si adagiava, attendendo che i raggi del sole l'incendiassero, lasciandosi poi consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di una soavità ineguagliabile.
Per via della cannella e della mirra che bruciano, la morte di una fenice è spesso accompagnata da un gradevole profumo.

Dopo nove giorni, dal cumulo di cenere emergeva poi una nuova piccola fenice che, alimentata dai raggi solari, cresceva rapidamente fino a trasformarsi in una nuova radiosa, giovane e potente Fenice nell'arco di tre giorni.

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